Guida
Il sito è online.
E allora perché non chiama nessuno?
È la domanda che ci sentiamo fare più spesso, e quasi sempre arriva da qualcuno che il sito ce l'ha già: l'ha fatto da sé con uno di quegli strumenti che lo costruiscono in un pomeriggio, oppure l'ha pagato e gli è piaciuto. Il punto è che sono passati mesi e il telefono non squilla.
Quasi mai è colpa di come il sito appare. Le ragioni sono cinque, sono noiose e si controllano da soli. Qui sotto ci sono tutte, con il modo di verificarle senza chiamare nessuno.
Le cinque ragioni
Dove si perde il lavoro
Google non ha mai letto metà delle tue pagine
Un sito online non è un sito trovato. Google deve prima passare a leggerlo, poi decidere se tenerlo in archivio: sono due cose diverse, e la seconda non è automatica.
Capita continuamente che un sito di quaranta pagine ne abbia dieci in archivio e trenta ferme in attesa. Quelle trenta, per chi cerca, non esistono: non sono in fondo ai risultati, proprio non ci sono.
Come lo verifichi: Cerca su Google site:iltuodominio.it e conta i risultati. Se sono molti meno delle pagine del tuo sito, hai trovato il problema principale.
Dentro il sito, nessuno porta a quelle pagine
Google arriva a una pagina seguendo i collegamenti. Se una pagina non è collegata da nessun'altra parte — sta solo nel menu a tendina, o solo nella mappa del sito — per il motore di ricerca è un vicolo cieco, e spesso non la considera degna di essere letta.
È il motivo più frequente e il meno intuitivo: le pagine ci sono, sono scritte bene, e restano invisibili perché nessuno dentro il sito le nomina mai.
Come lo verifichi: In Search Console, nel Controllo URL, se leggi «Nessuna pagina di referral rilevata» la diagnosi è questa e non è un'opinione.
Il sito risponde a domande che nessuno fa
Quasi tutti i siti parlano di sé: chi siamo, la nostra passione, i nostri valori. Le persone però non cercano la tua passione: cercano il loro problema, con le parole che userebbero al telefono.
Chi cerca «quanto costa rifare un sito» e trova una pagina intitolata «Soluzioni digitali integrate» se ne va, anche se quella pagina vendeva esattamente quello che gli serviva.
Come lo verifichi: Prendi i titoli delle tue pagine e leggili ad alta voce. Se nessuno li direbbe mai in una telefonata, non li scriverà nemmeno su Google.
Chi arriva non capisce cosa può chiederti
Dieci secondi: è il tempo che hai per far capire cosa fai, per chi, e cosa succede se ti scrive. Molti siti li spendono in un'animazione.
E spesso l'unica strada per contattarti è un modulo in fondo a una pagina, con scritto «Contattaci». Chiedere a qualcuno di scrivere a uno sconosciuto senza dirgli cosa riceverà in cambio è la parte più difficile del sito, e di solito è quella lasciata al caso.
Come lo verifichi: Fai aprire la tua home a qualcuno che non ti conosce e chiedigli, dopo dieci secondi, cosa vendi e quanto costa. La sua faccia è il tuo referto.
Fuori dal tuo sito non esisti
Google e gli assistenti automatici non si fidano di quello che dici di te: si fidano di quello che dicono gli altri. Recensioni, scheda dell'attività, citazioni su siti di settore, un profilo aggiornato.
Questo pesa il doppio da quando le risposte le scrive un assistente: quando qualcuno chiede «chi mi consigli a Roma», la risposta si costruisce sui riferimenti esterni, non sul tuo sito.
Come lo verifichi: Cerca il nome della tua azienda in una finestra anonima. Se oltre al tuo sito non esce nient’altro, sei un’azienda senza testimoni.
E l'intelligenza artificiale?
Il problema non è lo strumento
Gli strumenti che generano un sito da una descrizione fanno bene la parte visibile: impaginano, scelgono i colori, riempiono i vuoti. Il risultato si guarda volentieri, e per molti è un modo onesto di partire senza spendere.
Quello che non possono fare è il lavoro che non si vede. Nessuno strumento sa quali ricerche portano clienti nel tuo mestiere, quali pagine ti mancano, come vanno collegate, o perché Google sta ignorando metà del sito. Non perché sia poco intelligente: perché quelle risposte stanno nel tuo settore e nei tuoi clienti, non nel programma.
Il risultato tipico è un sito che sembra finito e che, dal punto di vista di chi cerca, non è mai cominciato. E vale anche per tanti siti fatti a mano e pagati bene: il difetto non è l'origine, è che nessuno ha fatto le domande giuste prima.
Da fare adesso
Dieci minuti, senza chiamare nessuno
- Conta le pagine che Google ha davvero. Cerca
site:iltuodominio.ite confronta il numero con le pagine del tuo sito. - Apri Search Console. È gratis. Nella sezione Pagine vedi quante sono in archivio e quante no, con il motivo scritto accanto.
- Leggi i titoli delle tue pagine come se fossero domande di un cliente. Se non somigliano a niente che qualcuno direbbe, riscrivili.
- Cerca il nome della tua azienda in una finestra anonima e guarda cosa esce oltre al tuo sito.
- Fai aprire la home a un estraneo e chiedigli dopo dieci secondi cosa vendi.
Se da questi cinque controlli esce qualcosa che non torna, il problema è individuabile e quasi sempre si risolve su quello che hai già, senza rifare niente da capo.
Domande che ci fanno
Le risposte che diamo davvero
Quindi i siti fatti con gli strumenti automatici non funzionano?
Funzionano per quello che sanno fare, cioè metterti online in fretta con un aspetto decente. Non è poco. Quello che non fanno è il lavoro che viene prima e dopo: decidere a quali ricerche vuoi rispondere, scrivere pagine che le intercettino, collegarle tra loro, controllare che Google le legga davvero. Nessuno strumento può deciderlo al posto tuo, perché dipende da cosa vendi e a chi.
Rifare il sito da capo risolve?
Spesso no, ed è la spesa più facile da sbagliare. Se le pagine non vengono lette e nessuno cerca le parole che usi, un sito nuovo eredita lo stesso silenzio con un vestito diverso. Prima si guarda cosa non funziona: a volte bastano interventi mirati su quello che hai già.
Quanto ci vuole prima di vedere qualcosa?
Perché Google riconsideri le pagine servono di solito alcune settimane, e sulle ricerche più contese anche mesi. Chi promette risultati in pochi giorni sta vendendo un'altra cosa. Quello che si vede presto è il numero di pagine lette e in archivio: è il primo segnale che il lavoro sta prendendo.
Se preferisci che lo guardi qualcuno
L'audit del sito è esattamente questo lavoro fatto per intero: quante pagine Google ha in archivio e perché le altre no, dove si perdono i collegamenti interni, quali ricerche stai ignorando, cosa fa chi ti precede nei risultati. Ti consegniamo un documento con gli interventi in ordine di impatto, e quello che puoi fare da solo è scritto separato da quello che faremmo noi.